Sulle tracce di Dioniso (prima parte)

Il carretto è oramai avviato verso l’ultima salita e il toro con fatica lo tira, la strada di campagna che stiamo percorrendo non ho idea dove ci porti e mi sto pentendo di essere salito qua sopra. Solo il rumore delle ruote di legno sui ciottoli ci accompagna da un po’, mentre il sole sta continuando a scendere e a sparire dietro gli alberi più fitti.

In un primo momento mi sentivo spavaldo e sicuro, quasi eccitato, ma adesso ho paura di aver fatto un enorme sbaglio. Ho lasciato la mia strada per una deviazione che sembrava solo momentanea, mi son lasciato convincere a salire sul carro da quel dolce ragazzo che per persuadermi non ha dovuto che indugiare un attimo sul mio sguardo, mi ha fatto posto accanto a sé e tutto mi è sembrato facile. Cosi, un attimo dopo, quel carro con una decina di persone stanche e apatiche, ammucchiate una sull’altra, è ripartito svoltando ad un cartello dove era impressa la scritta “per chi cerca l’introvabile”.

Non so da quanto tempo stiamo viaggiando quando per la prima volta dalla partenza qualcuno parla, è un mugolio indistinto che non comprendo ma il misterioso nocchiero sa cosa fare, si ferma e senza mai scoprire il suo volto celato dal cappuccio del mantello fa scendere alcuni passeggeri proprio qua, nel mezzo del bosco. Si riparte in silenzio senza che io riesca a capire cosa sta succedendo, mi volto e osservo quelle genti che sparpagliatamente si disperdono tra gli alberi alti. Oramai è buio ed ho paura, eppure mi calmo ogni volta che osservo il volto del mio improvvisato compagno di viaggio; è sereno e mi accenna ad un sorriso, mi stringe la mano e mentre il carretto si perde nella nebbia mi addormento sulla sua spalla.

hey sveglia, devo scendere” mi sussurra dopo molte ore, non ho idea di quanto tempo ho dormito ma siamo ancora nella nebbia, forse ancor più fitta. Il carretto è fermo e mi accorgo che il nocchiero, sempre silenzioso, sta aspettando che lui scenda. “Vengo anch’io” gli dico preoccupato mentre osservo una marchio sul sul braccio destro, in corrispondenza del polso, porta la scritta “Styx”. Siamo a terra ma nonostante la presenza rassicurante della mia guida la paura cresce mentre guardo allontanarsi il carretto. Siamo soli qua e non ho la minima idea di cosa stiamo facendo.

Lo guardo e gli chiedo:

Dove siamo?”

Non saresti dovuto venire sin qua, forse non sei pronto”

Pronto a cosa?”

A conoscere l’inconoscibile”

Parla chiaro per favore, aiutami a capire”

Si morde le labbra mentre si guarda intorno. Dopo di che, forse sentendosi un po’ in colpa per avermi coinvolto, mi sussurra:

Qua è tutto diverso, non funzionano le regole che conosci, è tutto il contrario! Neanche io so dove siamo, mi ci hanno portato la prima volta e ci vengo perché ci sto bene… è un mondo diverso, non ha nome, qui le cose hanno più senso che là fuori, qui ti puoi dimenticare dei problemi, qui non importa a nessuno chi sei perché non appena entri nella nebbia non sei più, sei un noi”

foresta-dioniso

La sua spiegazione mi incuriosisce ma aggiunge più domande che risposte, faccio per replicare qualcosa quando mi interrompe dicendomi “vieni con me”. Mi fido e proseguo con lui per un po’ in un sentiero secondario, dopo pochi passi si incammina nel bosco e viene inghiottito dalla nebbia. Non oso entrarvi e rimango li a fissare quel muro grigio per un po’, dopodiché mi fermo e vinto dal freddo e dal sonno mi addormento nell’abbraccio di un giaciglio di foglie.

Un sole tiepido mi sveglia facendosi strada tra le chiome degli alberi, la nebbia è completamente sparita e attorno a me tanti alberi e qua e là persone a terra, ma non dormono, paiono svenute. Hanno occhi vitrei e alcuni sono in preda a delle convulsioni.. provo a cercare quel ragazzo di cui non so neanche il nome, mi par di vederlo ogni tanto ma non ce n’è traccia. Sono preoccupato per lui, ho paura che sia finito come questi altri ragazzi oppure anche peggio.

D’un tratto mi pare di vederlo in piedi che cammina oltre la collina e mi precipito. Ma al mio arrivo lui non c’è, c’è solo una valle che si estende ai miei piedi con un fiume scuro che la taglia in due. Non posso restare qui ancora a lungo, non posso rischiare di rimanere da solo nel bosco un’altra notte, decido quindi di scendere a valle, da quassù mi par proprio di vedere un sentiero e un ponte sul fiume, magari da li’ potrò riprendere il carretto e tornare a casa, e magari rincontrare anche il ragazzo. Si sicuramente lui sarà laggiù.

Non sembrano esserci sentieri, non riesco neanche a ritrovare quello sul quale eravamo ieri sera, sembra svanito. Prima che faccia di nuovo buio decido di andare semplicemente in discesa, non sarà una discesa facile ma sicuramente cosi arriverò alla valle. Tra rami e scivoli di foglie mi faccio strada facendo attenzione a non cadere, quando arrivo nei pressi di un dirupo e la via verso la valle sembra sbarrata mentre la rassegnazione comincia a prendere il posto dell’ottimismo che mi stava pervadendo. Guardo il sole basso e capisco che non riuscirò mai ad aggirare il crepaccio e arrivare a valle prima del tramonto, devo prendere una decisione e decido di trovare un giaciglio, un luogo dove passare la notte. Impresa tutt’altro che facile vista la ripidità del pendio con poca terra e moltissime rocce, intanto l’ansia comincia a crescere mentre il sole è costretto a salutarci e la nebbia ricomincia a salire. Maledico la mia scelta di venire qua, la mia stupidità che mi ha costretto a correre un rischio inutile, urlo e mi dispero, mi siedo e mi sorprendo a piangere senza saper cosa fare. D’un tratto una voce “hey”. Mi volto ed è lui, all’imboccatura di una caverna che finora non avevo visto. Mi sussurra “dai, muoviti! Vieni qua”. Mentre mi asciugo il volto corro verso di lui e in un attimo lo raggiungo, la caverna è molto buia ma la nebbia fuori mi fa più paura. E poi li c’è lui e già questo mi fa star bene.

Perché mi hai lasciato solo?” gli chiedo cercando di trattenere la rabbia

Credevo mi seguissi, e al mio risveglio non ti ho più trovato!”

Ok, l’importante è che non mi abbandoni qui di nuovo… ho avuto davvero paura”

Non posso promettertelo, dipenderà da te e dal viaggio che vorrai fare”

Di che viaggio stai parlando? Io voglio solo tornare a casa, sulla mia strada”

Quello che hai iniziato salendo con me sul carro, quello che ti porterà ad essere felice”

Felice? E’ una parola scivolosa, e pericolosa… tu non mi sembri cosi felice”

Ti sbagli, io lo sono stato stanotte… se solo anche tu fossi entrato nella nebbia adesso capiresti”

Forse hai ragione… ma perché invece adesso ti ripari con me in questa grotta e non esci nella nebbia se ti rende felice?”

Perché la nebbia può anche ucciderti, è un prezzo che qualcuno paga ogni tanto. Bisogna saper distinguere, non c’è un solo tipo di nebbia, ce ne sono alcune pericolose, letali. E stasera credo dovremo percorrere un’altra strada”

Quale strada? Credevo fossimo qui per ripararci durante la notte”

No, guarda laggiù. La caverna prosegue e va in basso. Passeremo di là, seguimi!”

E mentre si incammina faccio appena in tempo a urlare “No, aspetta!”

Sono costretto a seguirlo perché porta con sé l’unica torcia e la luce si allontana con lui lasciandomi al buio.

Continua….